Gloria Dorliguzzo
Dies Irae + Symphony #2
Gloria Dorliguzzo
Il progetto Dies Irae + Symphony #2 ragiona sui concetti di potere, violenza e persecuzione, esplorando il soffio e la voce come fonti organiche e materiche, spinta a voler dire, a voler esistere.
Il progetto prevede l’esecuzione della composizione musicale Dies Irae (1973), quasi integralmente e di alcune parti di Sinfonia #2 (1979), scritture a opera di Galina Ustvolskaya (1919-2006) una delle compositrici sovietiche più importanti del Novecento, l’incarnazione vivente della Resistenza, soprannominata “la donna con il martello”.
La performance nasce inizialmente in relazione a Dies Irae (celebre sequenza medievale attribuita a Tommaso da Celano) dove la voce e la parola rimangono velate nel corpo delle performer e si esprimono unicamente attraverso il linguaggio del corpo stesso.
Con l’aggiunta di Symphony #2, la voce prende il sopravvento nel corpo di Monica Barone e nel coro femminile, divenendo di colpo materica, esigente, appellativa, riappropriandosi così dei corpi precedentemente svuotati e tornando a risuonare come voce di morte e luttuosa sonorità gridata, rivelatrice.
Il lavoro si presenta come un concerto performativo, dove il paesaggio sonoro è costituito dalla musica costantemente interrogativa, assoluta e estrema di Galina Ustvolskaya, con le sue partiture musicali composte di strutture martellanti e ripetitive. Emerge una sonorità interrotta, ossessiva e pietrosa, capace di sfociare in strazianti esplosioni stridenti.
In relazione a questa forza, anche i gesti fisici e sonori di questi eventi non possono che essere disarmanti, tragici e assoluti. Le performer danzano al ritmo dei martelli su incudini e lamiere di legno e metallo.
Cos’è il giudizio? Da dove nasce?
Quando si manifesta il potere?
Come il corpo esperisce il concetto di giudizio, potere e violenza? Come lo trasmette? Può il canto, la voce, il sospiro divenire immagine?
Come può la danza tradurre nel corpo il suono?
Con l’integrazione della voce in Symphony, le performer danno vita a azioni, movimenti e gesti che alludono a un rituale misterioso, muovendosi all’interno di una coreografia strutturata e severa ma sempre aperta, che permetta possibilità d’incontro, integrandosi a tutti gli effetti con la partitura musicale iniziale.
Se con Dies Irae la partitura coreografica appare severa, rispettando l’andamento ritmico della musica, con Symphony la scena si apre: i corpi vi fluiscono facendosi trasportare dalla musica, gli strumenti si moltiplicano e la voce si inserisce nell’esemble.
Il testo/preghiera di Ermanno il Contratto affidati a Monica Barone (interprete con una disabilità fisica che ne condiziona la fonetica) divenendo immagine e materia di un grido, canto, lamento, supplica e preghiera.
La Voce/Soffio rimane nel mezzo, tra l’unico modo per dirsi e la domanda su cosa dire, l’ultimo giudizio, il giudizio sopravvissuto.
Regia e coreografia: Gloria Dorliguzzo
Maestro: Gianluca Feccia
Voce principale: Monica Barone
Vocal Coach: Francesca della Monica
Fonico: Filippo Cossu
Produzione: Fuorimargine – Centro di Produzione di Danza e Arti Performative della Sardegna
Durata: 45′